"Quando mare e vulcani si ribellano insieme non c’è via di scampo per chi sta sulla terra. Si può sopravvivere, ma la vita diventa un calvario".

Mary vive in un incubo. La sua vita è un incubo, la casa sciatta in cui vive è un incubo, quel porco di suo marito è un incubo e, a conti fatti, anche i suoi tre figli che tanto ama sono un incubo. Mary però vuole che questo incubo finisca, ma come si fa a porre fine a un incubo se non si tratta di un sogno ma di cruda e amara realtà? Come in una versione dark di Alice nel Paese delle Meraviglie, Mary vaga alla maniera di un animale che cerca soltanto di sopravvivere, in un mondo che non le appartiene e che detesta, popolato da persone sconce e immorali. Al posto dei colori delle favole, sullo sfondo dei paesaggi della storia c’è il grigio del cemento armato delle periferie e, a volte, il colore del sangue. Joe Rotto invece è alto. Ama vestirsi elegante e fuma le sigarette con il bocchino. Gira sempre accompagnato dal suo fedele e incontinente Sid. Le sue pose ricordano Humphrey Bogart e Cary Grant, ma il suo aspetto – i denti aguzzi da squalo, al posto degli occhi un’orbita vuota e una ferita suturata, e tre capelli di numero – è mostruoso come quello di John Merrick di Elephant Man. Di Joe non si sa nulla, tanto meno cosa faccia per vivere. Un giorno becchino, quello dopo assassino e quello dopo ancora spacciatore, si aggira senza meta ai margini della città, insieme al suo microscopico cagnolino, e si ritrova a essere spettatore inconsapevole di una realtà che è peggio del suo aspetto. Mary e Joe non si incontrano mai per tutta la storia, ma le loro strade e il loro destino si incroceranno nel finale, nel momento in cui Joe diventerà complice delle fantasie criminali di Mary.

Dopo il successo di Broken Barbie, Alessandra Amitrano torna con una favola nera, metropolitana, composta di testo e grafica, simile al diario di un’adolescente. Illustrata dal giovane disegnatore underground Luca Buoncristiano, Mary e Joe è una storia che apparenta le figure di esseri sconfitti, dolenti, condannati a una vita senza illusione del neorealismo italiano, alle creature folli, comiche e macabre di Tim Burton.